PROGETTO: “Con le parole: educare all’affettività a scuola, insieme” SCUOLA SECONDARIA BREDA
Sesto San Giovanni, 26/10/2026
Alle Famiglie delle classi seconde e terze della scuola secondaria Breda
Oggetto: Progetto “Con le parole: educare all’affettività a scuola, insieme”
Da tre anni, nelle classi dell’Istituto Comprensivo Breda, ragazze e ragazzi hanno uno spazio dove parlare di relazioni, corpo, emozioni e rispetto. Lo costruiamo insieme a L’Ombelico ETS, l’associazione che conduce il progetto.
Chi è L’Ombelico
L’Ombelico è un’associazione nata nel 2006 e iscritta al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore. Lavora soprattutto nelle scuole con un’équipe di professioniste e professionisti con esperienze educative, preventive, formative e cliniche. Il gruppo di partenza si è formato nei progetti di prevenzione e promozione della salute dell’ASL Città di Milano.
Per L’Ombelico la scuola è una comunità educante: la crescita di ragazze e ragazzi è accompagnata da molte persone, con ruoli diversi. Per questo i laboratori in classe si affiancano al confronto con i docenti e agli incontri con le famiglie.
I temi sono le relazioni nei gruppi, l’affettività e la sessualità, la prevenzione delle violenze e delle prevaricazioni tra pari, la cittadinanza e la psicologia scolastica.
Negli ultimi tre anni scolastici documentati l’associazione ha lavorato con 70 classi nel 2023/24, 77 nel 2024/25 e 68 nel 2025/26.
La collaborazione con la nostra scuola
Il progetto è nato nel 2023/24. Fin dall’inizio il lavoro in classe è stato affiancato da momenti di confronto con i docenti e da occasioni rivolte alle famiglie. Anno dopo anno abbiamo ripreso ciò che emergeva dai gruppi e cambiato attività, linguaggi e modalità.
Ogni classe svolge 6 ore di laboratorio, ripartite in tre momenti. Tre incontri aprono questioni e rendono visibili le dinamiche. Il tempo permette di tornare su ciò che è emerso e di costruire un linguaggio condiviso.
Nel 2025/26 il percorso Con le parole ha coinvolto tutte le classi seconde e terze: sedici classi, ciascuna con tre incontri di due ore.
Come si lavora
● Un laboratorio, non una lezione. Si spostano le sedie, ci si muove, si lavora in cerchio, in coppia, in piccoli gruppi. Giochi, musica, immagini, scrittura, storie e domande anonime. Le informazioni arrivano quando servono, collegate a esperienze e domande reali.
● Un percorso che si adatta. Esiste una programmazione di riferimento, ma ogni classe ha i suoi tempi e i suoi linguaggi. Una domanda inattesa o un silenzio possono cambiare il ritmo della proposta. Per questo una stessa questione può essere affrontata attraverso una storia in una classe, un gioco corporeo in un’altra, una domanda anonima o una conversazione in un’altra ancora.
● Il corpo come strumento di conoscenza. Distanza, sguardo e movimento permettono di sperimentare cose che a parole resterebbero astratte. Il consenso, per esempio, si può incontrare prima come esperienza: chiedere, aspettare una risposta, riconoscere un’esitazione.
● Le parole contano. Ragazze e ragazzi arrivano con parole sentite tra pari, sui social, nelle battute o negli insulti. Nel laboratorio ci si ferma a chiarirne il significato e a guardarne gli effetti sulle relazioni.
● Le storie danno la giusta distanza. Una gelosia, un’amicizia, una pressione del gruppo: situazioni inventate permettono di discutere questioni vicine alla vita di tutti senza raccontare di sé.
● I docenti ci sono. Il laboratorio resta un tempo della scuola. I docenti osservano la classe in situazioni nuove e chi conduce incontra il gruppo con il loro sguardo. Il confronto avviene prima, durante e dopo il percorso, con una restituzione finale.
Cosa abbiamo raccolto in questi anni
Un’équipe con una cornice comune. Le classi possono essere condotte da persone diverse, ma programmazione, confronto e rilettura comune del lavoro garantiscono continuità. Le diverse formazioni sono una risorsa per leggere i gruppi da più punti di vista. Le famiglie. Gli incontri servono a presentare metodo e finalità e ad aprire uno spazio per le domande della crescita: strumenti digitali, cambiamenti culturali, violenza di genere, dialogo con figli e figlie. La riflessione sulla partecipazione attiva delle famiglie è costante e continua. Una scuola di molte culture. Il confronto con i docenti ha messo in luce la pluralità culturale delle nostre classi. Ascoltarla significa interrogarsi su ciò che si considera “normale” o “universale” e non significa relativizzare comportamenti che producono violenza, controllo o disuguaglianza. La voce di ragazze e ragazzi. I questionari raccolti nei diversi anni restituiscono esperienze differenti, ma alcuni elementi ricorrono. Ragazze e ragazzi nominano il consenso, la fiducia, la gelosia, il giudizio delle altre persone, il rispetto dei tempi, la possibilità di conoscere aspetti nuovi delle persone della propria classe e il bisogno di poter parlare di affettività, corpo e relazioni senza vergogna.
In allegato, trovate sintesi dei curriculum degli esperti che interverranno e un breve riassunto di ciò che si affronta.
Per saperne di più, vi aspettiamo domani 27 ottobre alle 17,30 in refettorio Galli (ingresso dal cancellone via Podgora, 161)
